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Diritto annuale e bollettini, il raggiro arriva via mail o fax. In crescita le richieste ingannevoli, “mascherate” da pagamenti alla Camera di Commercio: le cifre vanno dai 50 ai 1.700 euro

Verona, 11 gennaio 2018. Imprese e diritto annuale: attenzione alle richieste di pagamento ingannevoli; si rischia di sborsare cifre esorbitanti, fino a 1.700 euro. Un problema di cui si sta interessando l’Antitrust che di recente ha sanzionato due imprese per 170mila euro di multa.

La Camera di Commercio segnala nuovamente agli imprenditori di fare attenzione: più  imprese hanno ricevuto comunicazioni potenzialmente ingannevoli con richieste di pagamento che nulla hanno a che fare con l’ente e con gli adempimenti verso di esso. Adempimenti che sono, oltretutto, fuori stagione, dato che il diritto annuale, essendo un tributo, si paga con le tempistiche delle imposte sui redditi.

“Si tratta di iniziative commerciali private non collegate in alcun modo al tributo che va versato alla Camera di Commercio per l’iscrizione nel Registro delle Imprese, spiega il Segretario Generale, Cesare Veneri. Ribadiamo che, il versamento del diritto annuale va effettuato entro il termine per il pagamento del primo acconto delle imposte sui redditi, solo mediante compilazione del modello F24, mai con il bollettino postale o con il bonifico bancario, quindi di norma entro il 30 giugno. Invitiamo le imprese che dovessero ricevere comunicazioni “dubbie” a segnalarle alla Camera di Commercio o a rivolgersi alla propria associazione di categoria oppure al proprio professionista di fiducia per avere conferma se si tratti di un adempimento obbligatorio o di una mera proposta commerciale”.

Fra le varie aziende che propongono questo tipo di servizi, si segnalano Kuadra srl, Elenco Servizi, Daxit, Servimpresa srl e, da ultime, Elenchi Imprese, Portale Imprese, Informazioni del Registro di Commercio, Casellario Unico Telematico Imprese, Imprendo Italia ltd, Bit Seller srl , Registro Telematico Imprese, Lm Business Data sl, Repertorio Digitale Imprese. Le richieste di pagamento, in genere, vanno da un minino di 50 ad oltre  1.700 euro.

Il problema ha raggiunto una portata tale da indurre l’Antitrust ad intervenire con una campagna di sensibilizzazione, “Io non ci casco”, e a sanzionare due  imprese per pratiche commerciali scorrette.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha, infatti, recentemente sanzionato due imprese comminando sanzioni amministrative di 50mila euro e di 120mila euro per aver posto in essere pratiche commerciali scorrette con invio di bollettini alle imprese (Bollettino AGCM n. 3 del 30/01/2017).

 “Io non ci casco” è il vademecum anti inganni realizzato dall’Autorità Antitrust contro le indebite richieste di pagamento alle imprese con elencate tutte le tipologie di raggiri e i trucchi utilizzati. Si tratta di uno strumento divulgativo che si può consultare sul sito della Camera di Commercio nella sezione Registri Albi e Certificazioni / Diritto Annuale.

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